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01 aprile, 2012

Buona Domenica delle palme!!!

Nel calendario liturgico cattolico la Domenica delle Palme è celebrata dai cristiani la domenica precedente alla festività della Pasqua. Con essa ha inizio la settimana santa ma non termina la Quaresima, che finirà solo con la celebrazione dell'ora nona del giovedì santo, giorno in cui, con la celebrazione vespertina si darà inizio al Sacro Triduo Pasquale.
Nella forma ordinaria del rito romano essa è detta anche domenica De Passione Domini (della Passione del Signore). Nella forma straordinaria la domenica di Passione si celebra una settimana prima, perciò la Domenica delle Palme è detta anche Seconda Domenica di Passione.
Questa festività è osservata non solo dai Cattolici, ma anche dagli Ortodossi e dai Protestanti.
In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù a Gerusalemme in sella ad un asino osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma (cfr. Gv 12,12-15). La folla, radunata dalle voci dell'arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente gli rendevano onore.


Tratto da Wikipedia "Domenica delle Palme"

20 giugno, 2010

No grazie, oggi sono ''OCCUPATA''

CALMATEVI ! Oggi ho ricevuto tantissimi inviti da tutti, ora vi racconto come è andata la giornata. Questa mattina mi sono svegliata e... DRINNNNNNNN  DRINNNNNNN, al telefono era una mia compagna di classe, Nelly che mi ha invitato a stare per tre ore a casa sua. Appena sono ritornata a casa... DIN DON, la porta, era una mia amica che abita al piano di sotto.Quando è uscita mi sono ricordata che gli zii mi avevano invitato a pranzo quindi sono uscita di corsa. Dopo pranzo sono andata a teatro a vedere uno spettacolo bellissimo. Tornata si erano fatte le cinque e sono andata a fare merenda con una mia amica. Sono tornata a casa, mi sentivo come un palloncino che per la troppa quantità di acqua esplode. Ad un certo punto... drinnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnnn! Non è quello che pensate, era la sveglia. E sì: un terrificante e bellissimo INCUBSOGNO!!!

09 gennaio, 2010

PENSARE...

di Susanna G.

Il Natale è scivolato via
come una piuma che lenta si posa sul nostro passato.

Gli alberi spogli
ricordano i momenti belli della nostra vita.

La neve che scende dal cielo, tranquilla
rallegra le strade e le vie della città.

Le luci dei lampioni
riempiono di gioia i nostri cuori.

L' inverno con il suo manto bianco,
avvolge il mondo di felicità.

Ciao, caro e dolce inverno!!!

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24 dicembre, 2009

Calendario dell'Avvento - 23

Il Natale di Martin
(Tolstoj)

In una certa città viveva un ciabattino, di nome Martin Avdeic. Lavorava in una stanzetta in un seminterrato, con una finestra che guardava sulla strada. Da questa poteva vedere soltanto i piedi delle persone che passavano, ma ne riconosceva molte dalle scarpe, che aveva riparato lui stesso. Aveva sempre molto da fare, perché lavorava bene, usava materiali di buona qualità e per di più non si faceva pagare troppo.
Anni prima, gli erano morti la moglie e i figli e Martin si era disperato al punto di rimproverare Dio. Poi un giorno, un vecchio del suo villaggio natale, che era diventato un pellegrino e aveva fama di santo, andò a trovarlo. E Martin gli aprì il suo cuore.

"Non ho più desiderio di vivere" gli confessò. "Non ho più speranza".
Il vegliardo rispose: “La tua disperazione è dovuta al fatto che vuoi vivere solo per la tua felicità. Leggi il Vangelo e saprai come il Signore vorrebbe che tu vivessi".
Martin si comprò una Bibbia. In un primo tempo aveva deciso di leggerla soltanto nei giorni di festa ma, una volta cominciata la lettura, se ne sentì talmente rincuorato che la lesse ogni giorno.
E cosi accadde che una sera, nel Vangelo di Luca, Martin arrivò al brano in cui un ricco fariseo invitò il Signore in casa sua. Una donna, che pure era una peccatrice, venne a ungere i piedi del Signore e a lavarli con le sue lacrime. Il Signore disse al fariseo: "Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e non mi hai dato acqua per i piedi. Questa invece con le lacrime ha lavato i miei piedi e con i suoi capelli li ha asciugati... Non hai unto con olio il mio capo, questa invece, con unguento profumato ha unto i miei piedi".
Martin rifletté. Doveva essere come me quel fariseo. Se il Signore venisse da me, dovrei comportarmi cosi? Poi posò il capo sulle braccia e si addormentò.
All'improvviso udì una voce e si svegliò di soprassalto. Non c'era nessuno. Ma senti distintamente queste parole:"Martin! Guarda fuori in strada domani, perché io verrò".
L'indomani mattina Martin si alzò prima dell'alba, accese il fuoco e preparò la zuppa di cavoli e la farinata di avena. Poi si mise il grembiule e si sedette a lavorare accanto alla finestra. Ma ripensava alla voce udita la notte precedente e così, più che lavorare, continuava a guardare in strada. Ogni volta che vedeva passare qualcuno con scarpe che non conosceva, sollevava lo sguardo per vedergli il viso. Passò un facchino, poi un acquaiolo. E poi un vecchio di nome Stepanic, che lavorava per un commerciante del quartiere, cominciò a spalare la neve davanti alla finestra di Martin che lo vide e continuò il suo lavoro.
Dopo aver dato una dozzina di punti, guardò fuori di nuovo. Stepanic aveva appoggiato la pala al muro e stava o riposando o tentando di riscaldarsi. Martin usci sulla soglia e gli fece un cenno. “Entra - disse vieni a scaldarti. Devi avere un gran freddo".
"Che Dio ti benedica!" rispose Stepanic. Entrò, scuotendosi di dosso la neve e si strofinò ben bene le scarpe al punto che barcollò e per poco non cadde.
"Non è niente" gli disse Martin. “Siediti e prendi un po' di tè".
Riempi due boccali e ne porse uno all'ospite. Stepanic bevve d'un fiato. Era chiaro che ne avrebbe gradito un altro po'. Martin gli riempi di nuovo il bicchiere. Mentre bevevano, Martin continuava a guardar fuori della finestra.
"Stai aspettando qualcuno?" gli chiese il visitatore.
"Ieri sera" rispose Martin "stavo leggendo di quando Cristo andò in casa di un fariseo che non lo accolse coi dovuti onori. Supponi che mi succeda qualcosa di simile. Cosa non farei per accoglierlo! Poi, mentre sonnecchiavo, ho udito qualcuno mormorare: "Guarda in strada domani, perché io verrò".
Mentre Stepanic ascoltava, le lacrime gli rigavano le guance. "Grazie, Martin Avdeic. Mi hai dato conforto per l'anima e per il corpo".
Stepanic se ne andò e Martin si sedette a cucire uno stivale. Mentre guardava fuori della finestra, una donna con scarpe da contadina passò di lì e si fermò accanto al muro. Martin vide che era vestita miseramente e aveva un bambino fra le braccia. Volgendo la schiena al vento, tentava di riparare il piccolo coi propri indumenti, pur avendo indosso solo una logora veste estiva. Martin uscì e la invitò a entrare. Una volta in casa, le offrì un po' di pane e della zuppa. "Mangia, mia cara, e riscaldati" le disse.
Mangiando, la donna gli disse chi era: "Sono la moglie di un soldato. Hanno mandato mio marito lontano otto mesi fa e non ne ho saputo più nulla. Non sono riuscita a trovare lavoro e ho dovuto vendere tutto quel che avevo per mangiare. Ieri ho portato al monte dei pegni il mio ultimo scialle.
Martin andò a prendere un vecchio mantello. "Ecco" disse. "È un po' liso ma basterà per avvolgere il piccolo".
La donna, prendendolo, scoppiò in lacrime. "Che il Signore ti benedica".
“Prendi" disse Martin porgendole del denaro per disimpegnare lo scialle. Poi l’accompagnò alla porta.
Martin tornò a sedersi e a lavorare. Ogni volta che un'ombra cadeva sulla finestra, sollevava lo sguardo per vedere chi passava. Dopo un po', vide una donna che vendeva mete da un paniere. Sulla schiena portava un sacco pesante che voleva spostare da una spalla all'altra. Mentre posava il paniere su un paracarro, un ragazzo con un berretto sdrucito passò di corsa, prese una mela e cercò di svignarsela. Ma la vecchia lo afferrò per i capelli. Il ragazzo si mise a strillare e la donna a sgridarlo aspramente.
Martin corse fuori. La donna minacciava di portare il ragazzo alla polizia. "Lascialo andare, nonnina" disse Martin. "Perdonalo, per amor di Cristo.
La vecchia lasciò il ragazzo. "Chiedi perdono alla nonnina" gli ingiunse allora Martin.
Il ragazzo si mise a piangere e a scusarsi. Martin prese una mela dal paniere e la diede al ragazzo dicendo: "Te la pagherò io, nonnina".
"Questo mascalzoncello meriterebbe di essere frustato" disse la vecchia.
"Oh, nonnina" fece Martin "se lui dovesse essere frustato per aver rubato una mela, cosa si dovrebbe fare a noi per tutti i nostri peccati? Dio ci comanda di perdonare, altrimenti non saremo perdonati. E dobbiamo perdonare soprattutto a un giovane sconsiderato".
“Sarà anche vero" disse la vecchia "ma stanno diventando terribilmente viziati".
Mentre stava per rimettersi il sacco sulla schiena, il ragazzo sì fece avanti. "Lascia che te lo porti io, nonna. Faccio la tua stessa strada".
La donna allora mise il sacco sulle spalle del ragazzo e si allontanarono insieme.
Martin tornò a lavorare. Ma si era fatto buio e non riusciva più a infilare l'ago nei buchi del cuoio. Raccolse i suoi arnesi, spazzò via i ritagli di pelle dal pavimento e posò una lampada sul tavolo. Poi prese la Bibbia dallo scaffale.
Voleva aprire il libro alla pagina che aveva segnato, ma si apri invece in un altro punto. Poi, udendo dei passi, Martin si voltò. Una voce gli sussurrò all'orecchio: "Martin, non mi riconosci?".
“Chi sei?" chiese Martin.
"Sono io" disse la voce. E da un angolo buio della stanza uscì Stepanic, che sorrise e poi svanì come una nuvola.
“Sono io" disse di nuovo la voce. E apparve la donna col bambino in braccio. Sorrise. Anche il piccolo rise. Poi scomparvero.
"Sono io" ancora una volta la voce. La vecchia e il ragazzo con la mela apparvero a loro volta, sorrisero e poi svanirono.
Martin si sentiva leggero e felice. Prese a leggere il Vangelo là dove si era aperto il libro. In cima alla pagina lesse: Ebbi fame e mi deste da mangiare, ebbi sete e mi dissetaste, fui forestiero e mi accoglieste. In fondo alla pagina lesse:
Quanto avete fatto a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me.
Così Martin comprese che il Salvatore era davvero venuto da lui quel giorno e che lui aveva saputo accoglierlo.

12 dicembre, 2009

Fantasia (seconda parte)

Un racconto fantastico

- Seconda puntata -

La Stella Blu

Sopra alla Grande Roccia c'era un sassolino luminoso e una frase:
"Questo è quello che cerchi. Prendilo e conservalo".
Dietro la roccia si aprì una porticina segreta, dove c'era la zucca. E poi una strana conchiglia illuminata di blu.
Ruby, incuriosito, la prese e se la mise in tasca. Poi prese il sasso, tagliò la zucca ed essa si illuminò e, finalmente, la roccia parlò:
"Il tempo è scaduto e tu hai superato le prove. Sei stato molto saggio perciò adesso ti aspetta la terza prova. Attento però: la terza prova è molto, ma molto più complicata di questa. Dovrai viaggiare nel futuro e trovare la Stella Blu. Ma non ti dovrai far riconoscere da nessuno, altrimenti rovinerai il tuo presente. Tieni - disse la roccia - questo manto ti renderà invisibile. Ma solo per 4 ore, perciò usalo solo in caso di emergenza".
Ruby si assicurò di aver preso il sassolino, ed entrò nel vortice temporale.
Quando arrivò era il tramonto e si mise in cammino per trovare la Stella Blu.
Dopo un'ora di cammino, vide il suo amico da grande, e si mise il mantello invisibile. Poi tirò fuori dalla tasca il sassolino. Questo si illuminò stranamente di blu e segnò una strada.
Ruby percorse quella strada per due ore, quando arrivòad un grande muro, come la rete all'inizio della sua avventura, un muro invisibile.
Siccome Ruby era invisibile, poteva vedere benissimo il muro. Però, il soffitto non c'era e Ruby prese la conchiglia illuminata di blu, e poi pronunciò delle parole che gli uscivano dalla bocca senza sforzo.
La conchiglia si spense per un secondo Poi dal pavimento spuntò un mattone che aveva impressa sulla sua superficie la forma di una conchiglia. Ruby mise la conchiglia dentro alla sagoma e nel cielo apparve la Stella Blu.
"Ruby! Ruby! Svegliati! Sono già la 8, sei in ritardo". 
Ruby disse: "Che sogno, ragazzi!".

23 novembre, 2009

Fantasia

Un racconto fantastico

- Prima puntata -

L’Albero e la Roccia

Un giorno, a Fantasia, una piccola cittadina di montagna, un nonno raccontava ai suoi nipotini la storia di un ragazzo che aveva circa nove anni e che aveva attraversato i confini di Fantasia senza il permesso.

“Cari nipotini miei, ora vi racconto la storia di un giovane che aveva superato le 3 prove che dividono Fantasia dagli altri regni…”

C’era una volta, a Fantasia, un giovane che stava giocando con dei ramoscelli e con delle foglie.
Si chiamava Ruby, e faceva collezione di piccole rocce.
Ad un tratto, girandosi, vide i confini del regno di Fantasia e si chiese:
“Che cosa ci potrebbe essere dietro quella rete? Be’, se non lo so, vale la pena scoprirlo. Che cosa potrebbe esserci di tanto pericoloso?!”. E si avviò.
Si avvicinò alla rete. Quando la sorpassò, si accorse che davanti di lui c’era il vuoto. Allora si mise paura e cercò di tornare indietro, ma non ci riuscì perché ora, dietro di sé, non vedeva più la rete (anche se c’era), ma vedeva il vuoto, perché un muro invisibile gli impediva di tornare indietro. Allora disse:
“Se non posso tornare indietro è più sicuro se vado avanti”.
Dopo qualche ora giunse ad una roccia grandissima e ad un albero pieno di mele.
La leggenda narra che la prima prova era da superare con l’intelligenza.
La roccia si mosse e parlò al ragazzo (nel regno di Fantasia parlavano anche le rocce, e quindi il ragazzo non si sorprese…):
“Ragazzo, come mai sei qui?”, chiese la roccia.
Il ragazzo gli rispose: “Mi sono chiesto cosa ci fosse oltre i confini di Fantasia e ho superato la rete. Poi però non sono più riuscito a tornare indietro, e sono andato avanti”.
La roccia annuì. Poi rispose: “Ragazzo, la mossa che hai fatto richiede molto coraggio. Per ritornare nel tuo paese o uscire da questo luogo tra una città e un’altra, dovrai superare tre prove. La prima si basa sull’intelligenza. Vedi quest’albero di mele? Dovrai sceglierne una, e rispondere alla domanda che ti farà”.
Il ragazzo, molto timido, pensò di scegliere quella più bassa (più facile da raggiungere), ma poi si ricordò che la prova si basava sull’intelligenza, non sulle proprie emozioni, quindi scelse quella più alta. Sulla mela comparve una domanda.
“Aspetta” disse la roccia, “se sceglierai la mela giusta, questa ti porterà direttamente alla terza prova. Se sceglierai quella sbagliata, dovrai affrontare tutte e tre le prove da capo. Ma sta attento: se scegli la mela velenosa, sarai imprigionato qui per sempre”.
La frase che comparve sulla mela fu la seguente:
“Questa mela non è velenosa, ma è molto difficoltosa: se tu la zucca troverai, tagliarla tu dovrai”.
Il ragazzo pensò al significato sbagliato della parola “zucca”, cioè alla sua testa. Poi capì che si riferiva all’ortaggio.
Nel frattempo la roccia disse: “Hai una scadenza di tempo! Fra 1 ora e 2 secondi dovrai aver finito”.
Il ragazzo rifletté bene.
Si era ricordato che, quando stava giocando con i ramoscelli, un bambino lo aveva chiamato e gli aveva detto: “Ruby, per favore, vieni ad aiutarmi a tagliare la zucca?”.
E poi gli aveva dato un pezzo di roccia, dicendogli che gli sarebbe servito per la sua collezione. Ruby lo aveva ringraziato e aveva riposto il sassolino in tasca.
Il bambino, quindi, andò a vedere sopra la Grande Roccia…

- fine prima parte -